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La Signora Paola Cerciello racconta la sua esperienza di vita con la ITP, da come si è sentita dopo aver ricevuto la diagnosi nel 2018, alla forza e positività con cui ha deciso di affrontare questa nuova sfida.

Quando ha ricevuto la diagnosi di ITP, e come si è sentita?

La piastrinopenia autoimmune mi è stata diagnosticata nel 2018, all’età di 72 anni. Venivo dalla diagnosi di un’altra patologia, la maculopatia, per cui quando mi fu diagnosticata la piastrinopenia ebbi un attimo di smarrimento. In cuor mio mi sono sentita preoccupata e angosciata da questa nuova diagnosi, ma sono una persona che, di carattere, tende a non avvilirsi e a cercare il lato positivo.

Quali sono stati i sintomi che l’hanno spinta a fare un controllo?

Cominciai a sentirmi più stanca del solito, per cui decisi di recarmi al Policlinico Federico II di Napoli per analisi del sangue. Ero convinta di trovare livelli di globuli bassi nell’emocromo, invece i risultati mostrarono che tutti i valori erano nella norma, tranne quelli delle piastrine, che risultarono molto bassi (65mila). Hanno capito subito che era piastrinopenia benigna autoimmune. Da quel momento le piastrine cominciarono a scendere molto. È un altalena, scendono fino a 9mila, causando sintomi quali sanguinamento gengivale e lividi sparsi, e poi risalgono.

In che modo è cambiato il suo stile di vita dopo aver ricevuto la diagnosi?

Come dicevo, sono una persona che non si avvilisce troppo e che reagisce alle batoste: anche dopo aver ricevuto questa diagnosi, l’ho sempre affrontata con forza, cercando di mantenermi attiva, non rinunciando alle mie passeggiate, e di conservare le relazioni sociali con gli amici. Certo, non mancano i momenti in cui mi sento più spaventata dalle possibili conseguenze della patologia (come emorragie interne), ma cerco di pensare positivo.

Qual è stato il ruolo dei suoi cari nella gestione della malattia?

I miei figli sono presenti ma molto impegnati, quindi io cerco di essere quanto più possibile autonoma. Vado da sola a fare le visite di controllo, a volte mi accompagna qualche amica. Sono una persona indipendente per cui non è un problema per me recarmi in ospedale da sola, anche perché il Dottor Chiurazzi - il medico che mi segue - è consapevole della mia difficoltà visiva ed è estremamente disponibile ad aiutarmi e accompagnarmi dentro e fuori dall’ospedale.

Allo scoppio della pandemia di Covid-19 la diagnosi era ancora relativamente recente. Come si è interfacciata con la pandemia?

Ho certamente avuto molta paura della pandemia, a causa della mia età e della ITP, ma ho cercato di reagire anche a questo, essendo ovviamente molto prudente. Indossavo la doppia mascherina e cercavo di proteggermi il più possibile, senza comunque rinunciare alla mia vita sociale, per quanto possibile.

In termini di vaccino anti-covid, le hanno consigliato di farlo o meno?

Si, i dottori mi hanno consigliato di fare le 3 dosi obbligatorie di vaccino, e volendo anche la quarta, a mia discrezione.

C’è qualcosa che vorrebbe dire o un consiglio che vorrebbe dare a chi, come lei, ha ricevuto la diagnosi di piastrinopenia?

È innegabile che ricevere una diagnosi di piastrinopenia abbia un impatto sulla vita. I limiti ci sono, ma nonostante questi è possibile continuare a condurre una vita normale e preservare uno stile di vita attivo, sebbene con qualche precauzione in più (anche in base, ovviamente, alla gravità della patologia). Sicuramente sono necessari tanti controlli, però la medicina sta andando molto avanti in questo ambito e la ricerca sta dando tanti risultati. Il mio consiglio è quindi quello di non avvilirsi e di continuare a pensare positivo, dando fiducia alla ricerca.