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L' ITP e la diagnosi di esclusione

Dott.ssa Erminia Baldacci
Policlinico Umberto I, Roma


La diagnosi di piastrinopenia primaria immune (ITP) è ad oggi una diagnosi a cui si arriva per esclusione di altre patologie, che possono comunque causare una riduzione del numero delle piastrine.

Come si procede?

1. Anamnesi Personale e familiare

Il medico, di fronte ad una persona che per la prima volta abbia le piastrine basse, inizia la visita con una serie di domande, riguardo la storia familiare e la storia personale, sia recente che passata. Notizie riguardo eventuali altre persone che in famiglia abbiano le piastrine basse o che abbiano avuto eventi emorragici o malattie specifiche, sono utili per un primo orientamento clinico. Inoltre, conoscere eventuali altre patologie pregresse o attuali del paziente, la modalità di esordio di eventuali sintomi emorragici, i farmaci assunti negli ultimi periodi, eventuali risultati di analisi effettuate in passato, eventi particolari accaduti prima della riduzione delle piastrine e ad essa ricollegabili, sono tutte notizie utili al medico per impostare un efficace iter diagnostico.

2. Visita

Il passo successivo sarà visitare il paziente eseguendo un attento esame obiettivo. Ciò consente di valutare bene la tipologia e l’estensione della sintomatologia emorragica cutanea e/o mucosa (lividi, porpora, petecchie, ematomi...) oltre alla eventuale presenza di organomegalie o di linfonodi ingrossati che potrebbero già suggerire ipotesi diverse dalla ITP.

3. Prelievi e approfondimenti. Per escludere cosa?

Le prime patologie che devono essere escluse sono altre malattie ematologiche, che possono presentarsi inizialmente anche solo con una riduzione delle piastrine. Per fare questo va eseguita una valutazione dell’emocromo insieme allo striscio di sangue venoso periferico, che può confermare, ad esempio, il sospetto di una piastrinopenia ereditaria o di una falsa piastrinopenia, o può allertare riguardo altre anomalie cellulari caratterizzanti malattie onco-ematologiche.

Si eseguono quindi lo studio di funzionalità epatica e renale e i test coagulativi che possono evidenziare patologie più complesse, spesso acute, in cui la riduzione delle piastrine non è legata alla produzione di anticorpi, ma a processi diversi che riguardano la sintesi o la distruzione delle piastrine stesse.

Devono poi essere effettuati i test per escludere patologie infettive, epatite o HIV in primis, ma anche in alcuni casi Parvovirus o CMV, che possono esordire con una piastrinopenia isolata. Va esclusa anche la presenza dell’Helicobacter Pylori.

Molto importante è anche effettuare una valutazione dell’autoimmunità e del Lupus Anticoagulant, oltre al dosaggio delle immunoglobuline e alla valutazione dell’assetto proteico, per poter definire se la piastrinopenia non sia un segnale di una malattia autoimmune diversa.

Vengono eseguite normalmente anche indagini di diagnostica radiologica ed ecografica, per rilevare aspetti che all’esame obiettivo non possono essere ben rilevati o appaiono dubbi.

In alcuni casi potrebbe essere necessario eseguire il prelievo del midollo osseo, talora anche con analisi citofluorimetrica o citogenetica e biopsia ossea. Questo viene effettuato di solito in tutti i pazienti oltre i 65 anni, ma se l’emocromo o lo striscio periferico pongono dei dubbi rispetto ad un’altra patologia ematologica, può servire farlo anche in persone più giovani.

4. E in caso di una recidiva?

Al paziente, nel tempo, qualora presentasse una ricaduta della malattia dopo un intervallo di benessere o se non rispondesse ad una linea terapeutica e necessitasse quindi di ulteriori trattamenti, può essere richiesto di ripetere alcune analisi o esami strumentali. Il quadro clinico può infatti variare nel tempo e ripetere tali indagini può guidare anche la migliore scelta terapeutica.

 

Le informazioni riportate in questa sezione hanno una finalità esclusivamente informativa e non intendono sostituire una corretta relazione tra paziente e medico; è pertanto opportuno consultare sempre il proprio medico curante e/o lo specialista per la formulazione di una corretta diagnosi o l’indicazione di un eventuale programma terapeutico adeguato.