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ITP e attività fisica

Dr. Marco Spinelli
U.O. Ematologia Pediatrica - Day Hospital Clinica Pediatrica, Università di Milano Bicocca
Fondazione MBBM c/o Ospedale S.Gerardo



Le raccomandazioni circa le attività quotidiane e sportive consentite nei pazienti pediatrici affetti da ITP trovano una base soprattutto nel “buon senso” e nell’esperienza del singolo Centro di cura. Dovendo affrontare una patologia per la quale non si conoscono i tempi di risoluzione, è importante che sia i pazienti, ma anche i loro genitori siano adeguatamente informati circa le possibili attività quotidiane, compreso il gioco e lo sport.

Per iniziare bisogna comprendere come approcciarsi a questo tema in base all’età e al tipo di traumatismi in cui si può incorrere. Inoltre è importante ricordare che si discute sempre di casi in cui il valore di piastrine è <20.000/mm3

Età prescolare

bambini in età prescolare che frequentano il nido e la scuola materna non sono soggetti a rischi traumatici maggiori se non incoscientemente esposti a tale rischio dai genitori. Possono cadere dalla loro altezza mentre giocano, possono cadere dal divano, possono colpire accidentalmente una superficie dura (muro, pavimento, armadio), possono essere colpiti accidentalmente da un oggetto lanciato da un compagno, etc etc. Tutti questi episodi comportano la comparsa di una ecchimosi e nessun rischio aumentato di emorragia interna.

Età scolare

Quando in età scolare si comincia a fare attività fisica si devono rispettare le norme minime di protezione che dovrebbero in realtà rispettare anche i bambini con valori piastrinici normali: per es. se si usa la bicicletta bisogna indossare il casco, se in casa c’è un letto a castello non bisogna dormire su quello superiore, se si scia bisogna indossare il casco, se si pattina bisogna indossare le protezioni, etc etc. Le attività sportive nelle quali esiste un minimo contatto fisico (calcio, pallacanestro, rugby, e le stesse arti marziali quali judo e karate) non rappresentato a questa età un rischio aumentato di emorragie interne in quanto l’entità del trauma non è di inerzia significativa.

Adolescenti

Appurato che le regole di “buon senso” sulle abituali attività quotidiane valgono anche in questa fascia d’età, in merito allo sport bisogna tener conto di alcune giuste e ragionate indicazioni.
Infatti le attività sportive sono state suddivise in 3 fasce di rischio traumatico:

  1. alto rischio (sport sconsigliati): boxe, arti marziali, motociclismo, rugby, tuffi (per il rischio traumatico legato alle concussioni, cioè traumi ripetuti)
  2. medio rischio (sport consentiti): calcio, pallacanestro, sci alpino, ginnastica artistica, pattinaggio, equitazione
  3. basso rischio (sport autorizzati): pallavolo, golf, tennis, ciclismo, nuoto

In questa fascia d’età il grosso limite è soprattutto l’impossibilità di praticare a livello agonistico gli sport a basso/medio rischio, perché finora è il medico dello sport che dovrebbe definire l’idoneità di una persona all’agonismo. In caso di un numero basso di piastrine (<20.000/mm3) un medico che non è uno specialista ematologo tende ad evitare di concedere questo certificato. Pertanto negli ultimi anni si sta lavorando insieme agli organi competenti affinché possa essere redatto e riconosciuto un certificato di attività sportiva agonistica “a 4 mani” (medico di medicina sportiva e specialista ematologo).

 

Le informazioni riportate in questa sezione hanno una finalità esclusivamente informativa e non intendono sostituire una corretta relazione tra paziente e medico; è pertanto opportuno consultare sempre il proprio medico curante e/o lo specialista per la formulazione di una corretta diagnosi o l’indicazione di un eventuale programma terapeutico adeguato.