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Terapia e trattamento dell’ITP

Il trattamento dell’ITP può variare da paziente a paziente, il medico allora effettua una scelta individualizzata mirata a identificare la migliore terapia per ogni persona.

Per questo è sempre necessario consultare il medico che definirà l’approccio terapeutico che ritiene più corretto.

Fase acuta

Poiché mancano criteri uniformi per valutare i segni che indicano emorragie, il criterio più frequentemente adottato per definire una risposta è tuttora rappresentato dall’aumento del numero delle piastrine e del suo stabilizzarsi nel tempo.

Le terapie di prima linea impiegate nei pazienti di nuova diagnosi, con forma acuta o cronica, si basano su assunzione di farmaci che agiscono sul sistema immunitario o di immunoglobuline:

  • corticosteroidi che agiscono in senso soppressivo sul sistema immunitario, inducendo un aumento delle piastrine. In alcuni casi, la sospensione può associarsi a una ripresa della malattia. Gli effetti collaterali a breve e lungo termine sono tali da impedire il loro impiego come terapia di mantenimento della ITP cronica.
  • immunoglobuline per via endovenosa il cui uso associato a terapia corticosteroidea è indicato in presenza di un conteggio piastrinico inferiore a 10-20.000/mcl, poiché consentono una rapida correzione della piastrinopenia.

Fase persistente/cronica

Nella fase persistente o cronica, si utilizzano i seguenti metodi:

  • Agonisti del recettore della trombopoietina (TPO). Inducono un aumento sostenuto del conteggio piastrinico, permettendo di ridurre le terapie concomitanti per la ITP e degli episodi emorragici, migliorando la qualità di vita. Sono disponibili sia formulazioni orali (compresse) che iniettive.
  • Rimozione della milza (splenectomia). Negli ultimi tempi, però, sono state proposte altre soluzioni per evitare questo intervento.
  • Rituximab. Anticorpo monoclonale impiegato per la cura di altre malattie, come l’artrite reumatoide, che svolge un’azione immunosoppressiva.
  • Immunosoppressori. Vengono impiegati nei casi refrattari, ma le scarse esperienze e l’effetto tossico ne sconsigliano l’utilizzo nel bambino.